
4) Come si arriva al Referendum Istituzionale
Prima di vedere i risultati del Referendum Istituzionale Monarchia-Repubblica è utile ripercorrere brevemente i principali avvenimenti storici nazionali che lo hanno preceduto.
10 luglio 1943. Sbarco in Sicilia degli Anglo-Americani. Operazione militare che ebbe una decisiva influenza in Italia: favorì la destituzione di Benito Mussolini, la caduta del fascismo e il successivo armistizio di Cassibile del 3 settembre del 1943. Atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze Anglo-Americane Alleate, nell'ambito della seconda guerra mondiale. In realtà non si trattava affatto di un armistizio, ma di una vera e propria resa senza condizioni che doveva entrare in vigore dal momento del suo annuncio pubblico.
8 settembre 1943. Il Capo del Governo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio con gli Anglo Americani. Il Re Vittorio Emanuele III° e la corte si rifugiano a Brindisi; la città di Roma e l’esercito sono lasciati al loro destino. Per la Monarchia italiana è l’inizio della fine. Nel Sud, già liberato dagli Alleati, i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) pongono la questione istituzionale.
29 gennaio 1944. A Bari il C.L.N. condanna senza appello la Monarchia. “La Corona è responsabile delle sciagure del Paese. Con il Re non si collabora”.
In accordo con gli Anglo americani il governo Badoglio propone una “tregua istituzionale”, ma il C.L.N. rifiuta la proposta.
27 marzo 1944. Palmiro Togliatti, segretario generale del Partito Comunista d’Italia, rientra in Italia dall’esilio sovietico e quattro giorni dopo annuncia quella che verrà chiamata la “svolta di Salerno”. Il segretario del P.C.I. accetta la “tregua istituzionale” proposta da Badoglio. Nasce un governo di Unità Nazionale di cui fanno parte tutte le forze antifasciste. La questione istituzionale viene rimandata alla fine della guerra.
12 aprile 1944. Il re Vittorio Emanuele III° si ritira dalla vita pubblica e nomina il figlio Umberto Luogotenente generale del regno. Nomina che doveva diventare effettiva solo dopo la liberazione della Capitale.
25 giugno 1944. Il governo Bonomi approva il decreto legge luogotenenziale 151 del 25 giugno 1944; è la cosiddetta “prima Costituzione provvisoria”. Viene stabilito che dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo che, a tal fine, eleggerà a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per approvare la nuova Costituzione.
25 aprile 1945. “La Liberazione”. Alle 8 del mattino via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia - il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni (entrambi comunisti), Sandro Pertini (socialista) e Leo Valiani (Partito d’Azione) proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari per la Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia assume il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti tra cui Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo. Sandro Pertini proclama via radio lo sciopero generale « Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. »
«Arrendersi o perire!» fu la parola d’ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi.
È un giorno fondamentale per la storia d'Italia ed ha un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista.
10 dicembre 1945. Il nuovo Presidente del Consiglio è Alcide de Gasperi. Si accende, tra le forze politiche, il dibattito sulla sorte della Monarchia, su chi deciderà la nuova forma dello Stato italiano: l’Assemblea Costituente o direttamente il popolo attraverso un Referendum.
Gli americani insistono per un referendum, mentre i partiti di sinistra sono contrari.
27 febbraio 1946. Al Consiglio dei Ministri il Primo Ministro Alcide de Gasperi propone un Referendum Istituzionale da tenersi nello stesso giorno delle elezioni per l’Assemblea costituente. La proposta viene accettata anche dal Partito Comunista e dal Partito Socialista. La decisione viene formalizzata nel decreto Luogotenenziale il 16 marzo 1946, con il quale la scelta istituzionale viene spostata dall’Assemblea Costituente al popolo per mezzo di un Referendum. La data del Referendum, da tenersi insieme alle elezioni per l’Assemblea Costituente, è fissata per domenica 2 giugno 1946.
L’Italia è chiamata a votare tra Monarchia e Repubblica. A favore della Repubblica si schierano socialisti, comunisti, repubblicani, azionisti. Nenni dirà “Non si conduce un paese alla rovina senza pagare, senza che spariscano tutti coloro che a un titolo qualsiasi sono corresponsabili di questo delitto”.
Per la Monarchia si schierano liberali, monarchici e qualunquisti.
Lo scontro è frontale ed avviene in un clima in cui cominciano a farsi sentire i prodromi della guerra fredda.
La Democrazia Cristiana è divisa, ma prevalentemente a favore della repubblica. De Gasperi è prudente, diplomatico; è lui che deve gestire il difficile passaggio.
9 maggio 1946 A Napoli il re Vittorio Emanuele III° abdica a favore del figlio Umberto che diventa re d’Italia con il nome di Umberto II° e passerà alla storia come “re di maggio”


