
34) Le elezioni politiche del 27 marzo 1994
Le elezioni politiche del 27 marzo 1994 sono le prime in cui si vota con il nuovo sistema elettorale : il maggioritario misto. La nuova legge elettorale approvata nell’agosto del 1993, innova profondamente il sistema elettorale italiano, trasformandolo da proporzionale puro a prevalentemente maggioritario a collegi uninominali (salvo una quota residua del 25% di parlamentari eletti con il sistema proporzionale). Saranno anche gli effetti di “Tangentopoli”[1], che diffonde la consapevolezza pubblica dell’esistenza di una capillare corruzione politica, a smantellare il vecchio sistema partitico. La risposta più evidente alla crisi di legittimazione della classe politica che fino ad allora aveva governato fu la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi che avviene il 26 gennaio 1994. Nel frattempo, il 18 gennaio 1994 si scioglie la Democrazia Cristiana, dando origine a due nuove formazioni politiche: il Partito popolare italiano (Ppi) guidato da Mino Martinazzoli e il Centro cristiano democratico (Ccd) di Ferdinando Casini, Francesco D’Onofrio e Clemente Mastella. Il 1° febbraio 1994 nasce l’accordo elettorale dei “Progressisti” tra Pds, Verdi, Rete, Rifondazione comunista, Partito socialista e Alleanza democratica. Nello stesso mese di febbraio, a seguito del rifiuto di Bossi di fare liste insieme al MSI-AN, Berlusconi conclude con Fini un accordo per la presentazione di liste comuni al Sud (sotto la denominazione di Polo del Buongoverno) e con Bossi un simile accordo per il Nord (sotto la denominazione Polo delle libertà).
Nel voto maggioritario, oltre ai Progressisti e al Polo, si presenta anche il Patto per l’Italia espressione del centro politico rappresentato dal Partito Popolare di Martinazzoli e dal Patto Segni.
La percentuale dei votanti cala ancora e si attesta all’ 86,1%. I risultati elettorali vedono nel voto maggioritario la vittoria del centro-destra con il 39,4% contro il 32,8% della coalizione di sinistra dei “Progressisti”. Il voto uninominale assegna al centro-destra il 63% dei seggi. Esce chiaramente sconfitta l’ipotesi centrista del Patto per l’Italia formata da ex democristiani che si ferma al 15,6% conquistando solo 4 seggi. Il voto proporzionale vede la sorprendente vittoria di Forza Italia, (21%) partito di recente formazione, seguito dal Pds (20,4%) in buon recupero rispetto al 1992. Notevole è il successo di AN che con il 13,5 vede premiata la svolta moderata di Gianfranco Fini. Deludente è il risultato dei popolari di Martinazzoli (11,1%), mentre si confermano sui livelli precedenti Lega nord (8,4%) e Rifondazione Comunista (6,1%). Il PSI tramortito dalle vicende di Tangentopoli e privo ormai del suo leader Bettino Craxi ottiene solo il 2,2%. Il 10 maggio 1994 si insedia il I° governo Berlusconi.
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[1] Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, un benemerito ospizio per anziani gestito dal Comune di Milano, viene sorpreso dai carabinieri mentre incassa una busta di sette milioni di lire dal titolare della ditta di pulizie dell’ospizio, metà della tangente pattuita per ottenere l’appalto. Lo stesso titolare aveva denunciato la corruzione e permesso l’arresto in flagrante del Chiesa.
Sembrò allora una banale notizia di cronaca giudiziaria; in realtà, oggi sappiamo che fu l’inizio di quella che si sarebbe in seguito chiamata “Tangentopoli”, uno, anche se non certo l’unico, dei fattori principali della crisi della cosiddetta “prima Repubblica”, che si compì nel decennio 1991-2001.
Il biennio 1989-1991 con il crollo del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, aveva mutato radicalmente l’assetto della geopolitica mondiale. La guerra fredda si era definitivamente conclusa e il mondo non era più diviso nei due blocchi comunista-sovietico e capitalistico-americano.
In Italia ciò portò a una gravissima crisi di senso per i partiti politici che, a vario titolo e con diverse sfumature, facevano riferimento all’uno o all’altro campo ideologico. Senza più le loro ideologie di riferimento, nel bene e nel male, i due grandi partiti di massa, il PCI e la DC, si sciolsero.
L’altro partito di massa, il PSI dalla storia secolare, fu distrutto dal ciclone Tangentopoli.
Mario Chiesa era infatti un esponente di primo piano del PSI milanese, ex assessore comunale; dopo l’arresto fu misconosciuto dal partito che dichiarò, per bocca del suo segretario nazionale Bettino Craxi, che si trattava di un “singolo mariuolo” che agiva per conto proprio. Allora lui, sentendosi scaricato, disse tutto ai magistrati; raccontò, cioè, che esisteva un sistema, ben collaudato e ramificato, finalizzato alla raccolta di fondi per finanziare l’attività del partito e, spesso, l’arricchimento personale di qualche suo dirigente. E che ciò avveniva anche negli altri partiti. Questa raccolta avveniva principalmente attraverso il meccanismo della “tangente”: una percentuale – il 10% nel suo caso – della somma percepita da chi riceveva un appalto per opere pubbliche veniva versata al politico amministratore che aveva concesso l’appalto.
La Procura di Milano, al cui interno agiva un pool di procuratori specializzati contro la corruzione, portò alla luce nel giro di due-tre anni un enorme intrico di corruzione nel quale erano coinvolti i massimi esponenti del mondo politico e imprenditoriale del paese.
Lo scandalo fu enorme. Furono imputati i maggiori esponenti della DC, del PSI e dei partiti minori (PRI, PLI, PSDI), perfino della Lega Nord fondata da Bossi pochi anni prima. Ci furono dimissioni a catena di ministri e deputati. Ci furono perfino suicidi, come quelli dei presidenti dell’ENI e della Montedison. L’opinione pubblica si schierò massicciamente a favore dei magistrati, con manifestazioni da jacquerie, come le famose monetine gettate a Craxi all’uscita dal suo albergo romano. I giudici inquirenti Borrelli, D’Ambrosio, Di Pietro, Davigo, Greco, Colombo, divennero popolarissimi, al punto da costringere nel 1994 il primo governo Berlusconi a ritirare un decreto-legge che tentava di frenarne l’azione.
Insomma il 1992 può essere indicato come l’anno in cui iniziò quel conflitto tra politica e magistratura che ancora oggi è ben lontano dall’essere risolto.
Peraltro, va ricordato, che il contesto nel quale si svolse Tangentopoli fu particolarmente drammatico per la magistratura: nel 1992 furono uccisi dalla mafia con le loro scorte i giudici Falcone e Borsellino, a sottolineare che oltre alla lotta alla corruzione politica era sempre presente in tutta la sua violenza la guerra alla criminalità organizzata.
Ma sconvolgenti furono quegli anni anche per la classe politica: le elezioni del 1992 furono le prime senza il PCI e videro il ridimensionamento della DC; si affermò per la prima volta la Lega Nord, che l’anno successivo riuscì a eleggere a Milano un suo sindaco.
Nel 1993, un referendum modificò la legge elettorale per il Senato (passando al sistema maggioritario a turno unico) e, per la prima volta nella storia della Repubblica, si formò un governo “tecnico” diretto da un non parlamentare, il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 1994 “scese in campo” Berlusconi, fondando un suo partito personale e vincendo le elezioni, ma l’anno successivo fu costretto a dimettersi e restare all’opposizione fino al 2001 quando vinse di nuovo le elezioni instaurando il “regime berlusconiano” che, con una breve interruzione di due anni, è durato fino alla fine del 2011.
La lotta alla corruzione del pool di “Mani Pulite”, come fu chiamata l’inchiesta, fece allora un enorme scalpore, anche a livello internazionale, riuscendo a ottenere ben 1300 fra condanne e patteggiamenti definitivi. (V.Guanci Treccani.it)
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