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22) Le elezioni politiche del 20 giugno 1976

Per la seconda volta gli italiani sono chiamati alle urne prima della scadenza naturale dei cinque anni. Le elezioni si svolgono il 20 giugno 1976, e sono precedute da due consultazioni che ne prefigurano l’esito: il referendum sul divorzio del 1974 e le elezioni regionali del 1975. Il referendum segna una rottura con la tradizione, il paese si scopre più laico di quanto si creda; il risultato a favore del divorzio segnala che il paese si sta emancipando dalla Chiesa e di conseguenza dalla Democrazia Cristiana. Le elezioni regionali del 1975, vedono una forte avanzata del P.C.I. (+ 5,5%) che capitalizza il movimento del sessantotto studentesco e dell’autunno caldo operaio.

Le elezioni politiche del 1976 sono le prime dove votano i diciottenni. La partecipazione nazionale al voto è sempre molto alta, 93,4%, a Filattiera è del 93,1%.

La Democrazia Cristiana ottiene la stessa identica percentuale del 1972 e mantiene il primo posto con il 38,7%, grazie al sacrificio degli alleati di centro; il Partito Comunista, guidato dal 1972 da Berlinguer che nell’anno successivo formula la strategia del “compromesso storico” le si avvicina notevolmente, passando dal 27,2 al 34,4%. Nel lessico politico viene introdotta la metafora del “sorpasso”. Il Partito Socialista non va oltre un deludente 9,6%, e conferma i risultati delle politiche precedenti. Alla sinistra del P.C.I. non cresce un forte soggetto politico unitario capace di raccogliere le istanze espresse dai movimenti del sessantotto. La formazione elettorale di Democrazia proletaria che raccoglie le formazioni alla sinistra del P.C.I. raccoglie un modesto 1,5%.

Tiene il Partito Repubblicano (3,1%) e cedono i partiti laici di centro, storici alleati della D.C.

Il P.S.D.I. perde notevolmente passando dal 5,1 al 3,4% e il Partito Liberale perde due terzi dei voti e passa dal 3,9 al 1,3%.

Anche il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale è in calo e passa dal 8,7 al 6,1%

Nella Democrazia Cristiana, Aldo Moro, in contrapposizione alla linea centrista di Amintore Fanfani impone il recupero della vocazione di “partito popolare”, attento alle istanze sociali e del lavoro e porta alla Segreteria, nel marzo del 1976, il volto nuovo dell’ “onesto” Zaccagnini.

L’esito elettorale premia in ultima analisi la strategia democristiana. Il temuto sorpasso non si verifica, anche se si giunge a un bipartitismo quasi perfetto. Ma il successo dei due partiti maggiori avviene a scapito dei tradizionali alleati.

Sul versante della destra, si registra il fallimento del disegno politico di Giorgio Almirante di fare del M.S.I., il nuovo grande partito della destra italiana che voleva tenere insieme la destra eversiva e quella conservatrice moderata.

A Filattiera la D.C. (40,6%) da un anno all’opposizione in Comune, perde due punti percentuali rispetto alle regionali dell’anno precedente e tre rispetto alle precedenti politiche del ’72, pur ottenendo un risultato nettamente superiore a quello provinciale (33,7%) e di due punti superiore al risultato nazionale (38,7%).

Il P.C.I. (38,8 %) consolida il risultato dell’anno precedente e si pone al di sopra del risultato sia provinciale che nazionale rispettivamente di quasi due e quattro punti.

I Socialisti (12,5%) migliorano di quattro punti il risultato delle regionali dell’anno precedente, si avvicinano al dato provinciale e si collocano tre punti al di sopra del risultato nazionale.

I socialdemocratici si fermano al 2% circa un punto al di sotto del dato provinciale e uno e mezzo al di sotto del risultato nazionale.

Democrazia Proletaria, che riunifica varie forze alla sinistra del P.C.I. ottiene un deludente 1,9% in linea con il dato provinciale e nazionale.

Poco al di sopra dell’1% è il risultato del P.R.I., mentre al di sotto si collocano Liberali e Radicali.

dati pol 76
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