
37) Le elezioni politiche del 21 aprile 1996
Dopo soli due anni, Bossi abbandona l’alleanza di centro-destra, cade il I° governo Berlusconi e si torna a votare il 21 aprile 1996. Continua il calo dei votanti (82,9%). Si va al voto con due differenze sostanziali rispetto alle elezioni di due anni prima. La Lega nord “corre da sola” rifiutandosi di entrare nella coalizione di centro destra e scompare il terzo polo centrista di origine democristiana. Il Centro cristiano democratico (CCD) e i Cristiano Democratici Uniti (CDU) entrano nella coalizione di centro destra mentre il Partito popolare italiano (PPI) entra in quella di centro sinistra. Il voto maggioritario vede prevalere l’Ulivo[1] guidato da Romano Prodi con il 42,2% contro il 40,3% del Polo per le libertà. Il primo partito diventa il Pds (+ 0,7%) che supera Forza Italia (che cala dello 0,4 %). Buon successo registrano AN (+2,2%) e Lega Nord (+1,7%). Positivo il risultato di Rifondazione comunista (+ 2,5%). La galassia centrista di matrice democristiana raggiunge con le tre formazioni (Popolari per Prodi, Lista Dini e CCD-CDU), un complessivo 16,9% di poco superiore al risultato conseguito da PPI e Patto Segni nel 1994.
Dopo le elezioni del 1994 si presentano i conti alle leadership sconfitte alle elezioni. Mino Martinazzoli di dimette da Segretario del PPI e lo sostituisce Rocco Buttiglione. Anche Achille Occhetto si dimette da Segretario del PDS (lo sostituirà Massimo D’alema). A gennaio 1995 comincia la genesi dell’Ulivo e il mese successivo Romano Prodi annuncia la decisione di entrare in politica come candidato di centro sinistra alla Presidenza del Consiglio. La sua candidatura accende molte speranze nel “popolo della sinistra”. Prodi intraprende un viaggio in pulman in tutto il paese a sostegno della sua candidatura. Vince le elezioni, anche grazie alla divisione del centro-destra.
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[1] Che stipula accordi di “desistenza” con Rifondazione nei collegi uninominali per evitare la contrapposizione tra i rispettivi candidati.
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