
19) Referendum sul divorzio 12 maggio 1974
Il referendum abrogativo del 1974, meglio noto come referendum sul divorzio, svoltosi il 12 e 13 maggio 1974 , chiedeva ai cittadini se volessero o meno abrogare la legge n. 898 del 1 dicembre 1970 che disciplina i casi di scioglimento del matrimonio, nota anche come «legge Fortuna[1]-Baslini[2]», dal nome dei primi firmatari del progetto di legge in sede parlamentare.
Entrata in vigore quattro anni prima, la legge aveva introdotto il divorzio in Italia, causando controversie e opposizioni, in particolare da parte di molti cattolici. Il fronte divorzista intese la sua battaglia nel senso d'un ampliamento delle libertà civili, ma anche d'uno spostamento a sinistra del quadro politico nazionale: alla vittoria del no nel 1974 seguiranno infatti importanti conquiste elettorali delle sinistre nel '75 e nel '76 e la formazione di governi con l'appoggio esterno del Partito comunista italiano prima nel '76 e poi nel '78.
Al momento della promulgazione della legge (1º dicembre 1970) il fronte sociale e politico era fortemente diviso sull'argomento. Le forze laiche e liberali si erano fatte promotrici dell'iniziativa parlamentare. Forti differenze erano comunque presenti fra le avanguardie più radicali (femministe, LID, Partito Radicale, l'ala socialista di Fortuna) e parti consistenti del Partito comunista orientate verso una trattativa con la DC, o l'ala socialista di De Martino. La Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano si erano opposti alla legge, ma parte del mondo cattolico si era comunque dichiarato favorevole, come le ACLI, o il movimento dei cattolici democratici di Gozzini, Scoppola, La Valle e Prodi. Fra i movimenti cattolici solo Comunione e Liberazione era rimasta completamente fedele alle indicazioni della CEI.
L'esito del referendum fu interpretato anche come una dura sconfitta personale per Amintore Fanfani, visto come l'attore principale del fronte del sì. Il segretario della DC, infatti, aveva cercato di sfruttare la campagna referendaria anche a fini prettamente politici, convinto che un'eventuale vittoria abrogazionista avrebbe frenato l' ascesa del PCI di Enrico Berlinguer, fra i maggiori esponenti del fronte del no all’abrogazione della legge. La sconfitta antidivorzista rappresentò di fatto l'inizio della caduta politica di Fanfani, tra i più longevi protagonisti della Prima Repubblica: la successiva débacle democristiana alle regionali del 1975 lo costringerà a lasciare la carica di segretario a Benigno Zaccagnini.
A Filattiera votano al Referendum sul divorzio l’ 82,7% degli elettori aventi diritto al voto, una percentuale più bassa sia rispetto al dato nazionale (87,7%) che, in misura più marcata, rispetto al dato provinciale (90,44%).
La scelte dei filattieresi sono sostanzialmente comparabili con il dato nazionale: 58,6% votano a favore del mantenimento della legge sul divorzio già in vigore, votando NO all’abrogazione, rispetto al 59,3% del dato nazionale. Il 41,4% è contrario alla legge sul divorzio e vota SI all’ abrogazione, rispetto al 40,7% nazionale.
Più marcata è la differenza rispetto al dato provinciale, che registra una percentuale più alta di votanti (90,4%) e con una affermazione del NO (65,5%) più alta di sette punti rispetto a Filattiera.
Dai dati del Referendum si rileva che anche a Filattiera, non tutti i tradizionali elettori dei partiti che si opponevano alla legge su divorzio (Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale), seguono le indicazioni di voto per il SI all’abrogazione della legge.
Due anni prima la D.C. e il M.S.I. avevano ottenuto complessivamente 1.038 voti (rispetto ai 784 SI nel Referendum per l’abrogazione della legge). Alle Comunali dell’anno successivo la lista della D.C. ottiene 927 voti. E’ da rilevare anche la minore affluenza al voto referendario: 296 meno delle politiche del 1972 e 328 meno delle Comunali del 1975.
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[1] Partigiano antifascista, inizialmente aderì al Partito Comunista Italiano per poi uscirne nel 1956, all'indomani dei fatti d'Ungheria. Si iscrisse così nel Partito Socialista Italiano, con cui fu eletto deputato per la prima volta nel 1963.
[2] . Deputato del Partito Liberale Italiano, eletto alla Camera nel 1963, 1968, 1972, nel 1979 e nel 1983. È stato presidente della giunta per le elezioni della Camera dei deputati e dal 1979 fu più volte sottosegretario nei governi di pentapartito.
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