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7) Le elezioni politiche del 18 aprile 1948

Il 18 aprile 1948 gli italiani tornano a votare per la seconda volta per elezioni politiche nazionali, per eleggere il primo Parlamento della Repubblica. Le elezioni si svolgono a suffragio universale con voto diretto e liste concorrenti di candidati e con assegnazione dei seggi alle liste in misura proporzionale per collegi circoscrizionali.

 La Costituzione è entrata in vigore da pochi mesi, il 1° gennaio 1948, dopo essere stata approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947.

E’ ormai lontano il clima di collaborazione tra le forze antifasciste. Con la fine, nel maggio 1947, del” governo tripartito” (democristiani, comunisti e socialisti) e il passaggio ai governi centristi voluti da De Gasperi, che coagulano intorno alla Democrazia cristiana i partiti laici minori (liberali, socialdemocratici e repubblicani) cessa la collaborazione governativa tra democristiani, comunisti e socialisti nenniani. I due partiti della sinistra italiana, in vista delle elezioni, danno vita al “Fronte democratico popolare per la libertà, la pace e il lavoro”. A destra, sulle ceneri del partito dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, nasce il Movimento sociale italiano, a cui aderiscono molti uomini politici che avevano aderito alla Repubblica sociale, tra cui Giorgio Almirante.

Il clima politico internazionale è caratterizzato dallo scontro tra blocco occidentale e blocco sovietico, dalla contrapposizione tra comunismo e anticomunismo. Il “pericolo rosso” è il tema che caratterizza tutta la campagna elettorale.

Anche il risultato restituisce questa polarizzazione. Da una parte c’è la D.C. che con il suo 48,5% di voti conquista la maggioranza dei seggi alla Camera, e dall’altra il Fronte democratico popolare per la libertà, la pace, il lavoro con il 31 %, con percentuali di consenso maggiori, tra il 48 e il 51% in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.

Al fianco delle forze moderate scese in campo la chiesa cattolica, con le sue 25.467 parrocchie, con i Comitati civici fondati da Luigi Gedda e con l’uso massiccio della radio nella comunicazione politica ispirato da padre Riccardo Lombardi, gesuita detto anche “microfono di Dio”.

Lo scontro produce una forte polarizzazione dei risultati, pur in presenza di 40 liste. Il 79,5% dei voti viene raccolto dai due schieramenti contrapposti. La D.C. ottiene il 48,51% dei voti e 305 seggi, il Fronte democratico popolare il 30,98% e 183 seggi. I due raggruppamenti controllano l’85% dei seggi alla Camera.

I socialisti scissionisti di Saragat, usciti dallo PSIUP nel gennaio 1947, danno vita al Partito socialista dei lavoratori italiani e si presentano alle elezioni del ’48 con la denominazione di “Unità Socialista”, ottenendo il 7,07% e 33 seggi.

I liberali si presentano sotto il nome “Blocco Nazionale”, dove confluiscono anche frange del Fronte dell’uomo qualunque. Il Blocco nazionale ottiene il 3,82% dei voti e 19 seggi.

I nostalgici della monarchia si ritrovano sotto le insegne del “Partito Nazionale Monarchico” che ottiene il 2,78% dei voti.

Il “Partito Repubblicano Italiano” ottiene il 2,48% e 9 seggi, e al “Movimento Sociale Italiano” vanno il 2,01% dei voti e 6 seggi.

Dati

A Filattiera la polarizzazione è ancora maggiore. La D.C., con il 53,3% dei voti, e il Fronte democratico popolare, con il 36,2%, migliorano entrambi di cinque punti il rispettivo risultato nazionale. Solo Unità Socialista di Saragat con il 6,7% e il Partito Repubblicano (2,4%) ottengono percentuali significative, confermando sostanzialmente il risultato nazionale. I due raggruppamenti maggiori, cannibalizzano tutti gli altri: i partiti minori di sinistra e di destra, il MSI, l’Unione democratica e il Partito Nazionale Monarchico, raggranellano complessivamente solo 42 voti.

E’ il primo riscontro del consenso maggioritario alla D.C. ,in quel periodo all’opposizione a Filattiera, che la porterà alla guida del Comune già a partire dalle successive elezioni amministrative del 1951, guida che manterrà fino al 1975.

Nella Provincia di Massa-Carrara la D.C. (42,36%) ha risultati meno brillanti , undici punti in meno rispetto a quelli conseguiti nel Comune di Filattiera e sei punti al di sotto del dato nazionale. Il Fronte democratico popolare (34,28%) si ferma al di sotto del dato Comunale (36,15%) ma migliora di oltre tre punti il risultato nazionale (30,98%). I socialisti di Saragat raggruppati sotto il simbolo di Unità socialista (6,96%), confermano sostanzialmente i risultati di Filattiera (6,58%) e quelli nazionali (7,07%).

I Repubblicani (12,53), trainati dal risultato di Carrara, migliorano sensibilmente sia il dato comunale (2,41%) che nazionale (2,48%).

Il Movimento Sociale Italiano (1,39%), non raggiunge il dato nazionale (2,01%) e a Filattiera ottiene in quelle elezione solo 9 voti (0,34%), effetto evidente dell’attrazione del voto di destra fatta dalla D.C.

 

Cosa succede in quegli anni a Filattiera.

A gennaio del 1948, terminata la guerra, nell’ambito delle ricostruzione e delle iniziative per creare piccole industrie ed occasioni di lavoro in tutta la Lunigiana, viene confermata la notizia della costruzione a Filattiera di una nuova fabbrica di tannino, che verrà poi effettivamente insediata in località Ponte di Sotto, sulla Statale della Cisa, nella località che ancora oggi è conosciuta come “a la fabrica”. La fabbrica di estratti tannici Loser, rimarrà in attività fino al giugno del 1959 quando i 37 operai che vi lavoravano vengono licenziati con effetto immediato. Gli interventi dei Sindaci della Lunigiana e delle organizzazioni sindacali consentiranno ai lavoratori, dopo un periodo di sospensione, di rientrare al lavoro il 14 dicembre 1959.

Alla produzione del tannino seguirà quella di filati plastici.

La fabbrica è stata anche tristemente nota per essere stata il luogo dove i tedeschi concentrarono i filattieresi catturati nel rastrellamento che durò alcuni giorni, a partire dal 30 giugno 1944, prima di essere stipati sui carri ferroviari ed essere portati in Germania, passando per Verona, ed internati nei campi di concentramento . Molti di loro si salvarono e dopo la liberazione ad opera dell’Armata Rossa Sovietica, tornarono a Filattiera a partire dal giugno del 1945.[1]

A Filattiera, l’11 aprile 1948, domenica precedente le elezioni, vengono somministrate la Prima Comunione e la Cresima.

 Il 1948 segna una svolta cruciale per la storia italiana: è l'anno della Costituzione e delle prime elezioni dell'Italia repubblicana dopo il ventennio fascista e la Seconda guerra mondiale, ma è anche l'anno in cui il Paese sfiora la guerra civile per via dell' attentato a Palmiro Togliatti.

La mattina del 14 luglio, il segretario generale del PCI viene gravemente ferito all’uscita del Parlamento dai colpi di pistola sparati dal giovane studente fascista siciliano Antonio Pallante. La notizia dell'attentato muove alla rivolta il popolo della sinistra, con gravi ripercussioni in molte città della penisola; per due giorni, uno stato di ansia febbrile e generalizzata fa temere per le sorti della appena nata democrazia. Il clima politico del paese era caldissimo: soltanto due mesi prima, si era consumata la sconfitta del Fronte. Il bilancio, nella sola giornata del 14 luglio, fu di 14 morti e centinaia di feriti. Negli scontri perirono dieci manifestanti e quattro agenti di Pubblica Sicurezza. Nei due giorni successivi all'attentato, si conteranno altri 16 morti e circa 600 feriti. Il Paese tornerà lentamente alla normalità. L'operazione, infatti, riuscì a salvare Togliatti. Fu proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano ad imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta.

La possibile insurrezione di massa dei militanti comunisti si arrestò davanti all'ordine di Togliatti di "stare calmi" e di "non fare pazzie".[2]

Il 15 luglio del 1948 Gino Bartali è il protagonista di un capolavoro sportivo: vince il Tour de France e ciò che accade al di là delle Alpi distrae tutti. L'unico italiano in gara nel Tour de France ha un ritardo di ventuno minuti sul grande Louison Bobet. Bartali aspetta le montagne e sul colle dell'Izoard, il 15 luglio, stacca gli avversari vincendo la tappa Cannes Briançon. E poi continua a salire. Arriva a Parigi venti minuti prima dei francesi che, come racconta Paolo Conte in una sua canzone, 'ancora s'incazzano'.

Certo è una leggenda quella secondo cui il paese ha evitato la guerra civile grazie alla vittoria di Bartali. Ma è una leggenda indicativa. Andata perduta l'identità nazionale, un paese distrutto dai bombardamenti degli alleati e dalla guerra contro il nazifascismo, ha bisogno di ritrovarsi, di schierarsi e di sperare. E il ciclismo consente di identificarsi nella fatica consumata sulla strada. Quella stessa strada che, pochi anni prima, ha visto partigiani e fascisti spararsi, ora è il luogo in cui si aspettano i ciclisti che salgono sulle montagne e si consumano divisioni e rivalità.

Comunisti e democristiani rappresentano due mondi diversi, lontani, nemici. Come i più grandi ciclisti italiani: Coppi e Bartali. È Indro Montanelli, dalle pagine del 'Corriere della Sera', a lanciare il clichè di Bartali 'De Gasperi del ciclismo' e Coppi 'Togliatti della strada'. E in effetti, Bartali è cattolico e democristiano, mentre Coppi è di sinistra. Il tifo sportivo e lo scontro ideologico s'intrecciano.
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[1] Tra questi si ricordano: Luigi BEGHINI internato nei campi di Vurz e di Verb ; Pierino Pietro CARNESECCA del 1924 deportato presso il campo di Wurzen e rientrato il 15 agosto 1945; Bruno CUPRESSI del 1908 internato nei campi di Munster e Andorf da dove fece ritorno il 29 agosto 1945; Renato CAPIFERRI del 1907, internato nei campi di Wurzen e Magdeburg e rientrato in Italia 23 ottobre 1945, Giuseppe Leoncini del 1905 internato nel campo di Stendal e rientrato in Italia 27 agosto 1945, Alfredo MARTELLI internato nei campi di Vurz e di Verb; Natale PEZZONI del 1927, internato nei campi di Vurz e di Verb; Emilio SIMONCINI del 1899 internato nei campi di Mantaucutissan, Pilzen e Bernhow da dove fece ritorno in patria il 10 settembre 1945, Giovanni VERONI del 1928, internato nel campo di Magdemberg, rientrato in Italia il 1 ottobre 1945; Pietro Rino VERONI del 1927 internato nel campo di Wurzen da dove fece ritorno il 26 giugno 1945; Aldo Zammori del 1914 internato nel campo di aviazione di Magdeburg da dove fece ritorno il 23 ottobre 1945, Francesco Zammori del 1920 internato nel campo di concentramento di Magdeburg, rientrato in Italia il 23 ottobre 1945, Domenico Borrini (medico condotto)

[2] Da La storia siamo noi.rai.it L’attentato a Togliatti.

[3] Da La storia siamo noi.rai.it Biografie .Gino Bartali.

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