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13) Le elezioni politiche del 28 aprile 1963

La partecipazione al voto a livello nazionale, pur se in calo dello 0,9% rimane molto alta, al 92,9% dei votanti sugli elettori aventi diritto, rispetto al 88,6% di Filattiera.

Durante la III Legislatura repubblicana che precede le elezioni del 1963 vengono poste le basi per l’apertura ai socialisti di Nenni. Nel 1959 Aldo Moro sostituisce alla segreteria della D.C. Amintore Fanfani. La corrente dei dorotei assume la guida del partito di maggioranza.

L’infelice parabola del governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni , in carica dal 25 marzo 1960 al 26 luglio 1960 per un totale di 123 giorni, che ottiene la fiducia con il voto determinante dei deputati del M.S.I.[1] accelera la necessità del cambiamento del quadro politico.

L'11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni che furono respinte dal presidente Giovanni Gronchi, ricevendo invece l'invito a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia.

Il 29 aprile, sempre con l'appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.

In un contesto internazionale che vede una maggiore distensione tra America a presidenza Kennedy e Unione Sovietica con Krusciov succeduto a Stalin, il sistema politico italiano si avvia a piccoli passi verso l’apertura ai socialisti, nonostante la ferma opposizione della Chiesa.[2] Il IV° governo Fanfani nel 1962 formato da D.C., P.S.D.I. e P.R.I. è retto sull’astensione dei socialisti. Nello stesso anno vengono varati due importanti disegni di legge: il primo prevede la nazionalizzazione dell’energia elettrica, il secondo l’introduzione della scuola media unificata.

Pochi giorni prima delle elezioni del 28 aprile 1963 viene pubblicata l’enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII[3] che viene interpretata da molti osservatori come un segnale di incoraggiamento per favorire i rapporti fra cattolici e non cattolici in campo economico-sociale e politico.[4] Un viatico per il prudente cammino che Aldo Moro stà conducendo verso l’apertura ai socialisti.

A fronte di un asse politico che va spostandosi verso sinistra, le elezioni del 1963 restituiscono il dato di un elettorato che si è spostato a destra. La Democrazia Cristiana perde 4,1 punti percentuali e anche il Partito Socialista Italiano subisce una lieve flessione di 0,4 punti. Crescono del 3,5% i liberali che raddoppiano i voti e vedono così premiata la loro politica di netta opposizione alla apertura della D.C. verso i socialisti. Aumentano lievemente i missini con un più 0,3%. In lieve crescita i socialdemocratici (+ 0,2%) e stabili i repubblicani (1,4%). I monarchici, dopo la fusione dei due partiti monarchici P.M.P. e P.N.M. avvenuta nel 1959, corrono sotto le insegne del Partito democratico italiano di unità monarchica, ma perdono il 3% dei voti. Il partito comunista migliora il proprio risultato con un incremento del 2,6%.

A Filattiera la D.C. (39,8%) pur perdendo due punti percentuali, ottiene risultati migliori sia rispetto al dato provinciale (32,5%) che nazionale (38,3%).

Il P.C.I. con il 25,7% supera per la prima volta i socialisti (21,7%), (posizione che manterrà anche in seguito) e si allinea sostanzialmente, miglorandoli di poco, ai risultati del partito a livello provinciale e nazionale. Il risultato dei socialisti è comunque migliore del dato sia provinciale (20,1%) che nazionale (13,8%). I Socialdemocratici con il 5,9% si attestano sul dato provinciale e nazionale. I missini (3,1%) e i Liberali (2,1%) non raggiungono i loro rispettivi risultati provinciali e nazionali.

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[1] La circostanza causò l'abbandono dei ministri appartenenti alla sinistra della DC Bo, Pastore e Sullo. Scontri e proteste si verificano a Genova il 30 giugno 1960 contro la convocazione in città del quinto congresso del M.S.I. A Reggio Emilia il 7 luglio 1960 cinque operai vengono uccisi dalla polizia durante gli scontri.

[2] L’Osservatore Romano, ancora nel gennaio del 1960 definisce inconciliabile il dialogo tra cattolici e socialisti. Per il cardinale Ottaviani a capo del Sant’Uffizio, i politici di sinistra sono assimilabili all’ “anticristo”.

[3] Il Papa morirà da lì a poco, il 3 giugno 1963.

[4] Papa Giovanni XXIII invita a “mai confondere l’errore con l’errante. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità”. Infine sottolinea la differenza tra ideologie e movimenti che “ si fanno interpreti delle giuste aspirazioni della persona umana” nei quali vanno riconosciuti “elementi positivi e meritevoli di approvazione”.

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