
32) Le elezioni regionali del 6 maggio 1990
In Provincia di Massa-Carrara vengono eletti gli ormai tradizionali tre Consiglieri regionali , come nelle prima e nelle due precedenti legislature:
Il P.C.I. elegge Angelo Fruzzetti di Carrara.
La Democrazia cristiana rielegge per il secondo mandato Fabrizio Geloni di Carrara.
Il P.S.I. elegge Luigi Badiali.
A Filattiera la D.C (32,3%) arretra sia rispetto al 33,8% delle precedenti regionali che al 37,4%% delle politiche del 1987. Conferma comunque, come nelle precedenti elezioni comunali , un risultato migliore rispetto al 26,5% ottenuto in tutta la provincia e al 25,9% a livello regionale. Si riduce fin quasi ad azzerarsi il divario con il P.C.I. registrato nelle precedenti elezioni, per effetto del consistente calo di quest’ultimo.
Il P.C.I. crolla al 32,8% perdendo 11 punti rispetto alle precedenti regionali e quattro rispetto alle politiche di tre anni prima. A Filattiera il P.C.I. supera comunque di oltre quattro punti il proprio dato provinciale, pur rimanendo lontano dal 39,8% che il partito ottiene a livello regionale. Sono queste le ultime elezioni in cui gli elettori trovano sulla scheda il simbolo del P.C.I.[1]
Il P.S.I. (13,3%) cresce ancora di un punto sia rispetto alle precedenti regionali che alle politiche del 1987 ; rimane sette punti al di sotto del buon risultato provinciale ma eguaglia sostanzialmente la percentuale regionale.
Il P.S.D.I. resuscita e sale dallo 0,7% delle precedenti regionali e dal 2% delle politiche dell’ 87 a un insperato 5,2% collocandosi due punti sopra al dato provinciale e quasi quattro rispetto a quello regionale.
Democrazia Proletaria il partito del Sindaco, con un ottimo 8,2% intercetta a sinistra gran parte dei voti persi dal P.C.I. con un risultato di circa sette punti al di sopra del dato provinciale e regionale.
Il M.S.I- Destra Nazionale con il 2,4% rimane sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti regionali e al di sotto del risultato provinciale e regionale.
I Repubblicani (1,1%) rimangono stabili e con un risultato sempre molto lontano dal dato provinciale (7,4%) e regionale (3,5%).
I Verdi Arcobaleno crescono all’ 1,6% ma al di sotto del risultato provinciale (4,1%) e regionale (3,8%).
La Lega Lombarda, (che si federerà nel 1991 con la Lega Nord) guadagna l’1,6% rispetto all’1% del dato provinciale e allo 0,8% regionale.
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[1] Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto annunciò "grandi cambiamenti" a Bologna in una riunione di ex partigiani e militanti comunisti della sezione Bolognina. Fu questa la cosiddetta "Svolta della Bolognina" nella quale il leader del Partito propose, prendendo da solo la decisione, di aprire un nuovo corso politico che preludeva al superamento del PCI e alla nascita di un nuovo partito della sinistra italiana.
Per decidere sulla proposta di Occhetto fu indetto un Congresso straordinario del Partito, il XIX, che si tenne a Bologna nel marzo del 1990. Tre furono le mozioni che si contrapposero:
la prima mozione, intitolata “Dare vita alla fase costituente di una nuova formazione politica”, era quella di Occhetto, che proponeva la costruzione di una nuova formazione politica democratica, riformatrice e aperta a componenti laiche e cattoliche, che superasse il centralismo democratico. Il 67% dei consensi ottenuti dalla mozione permise la rielezione di Occhetto alla carica di Segretario generale e la conferma della sua linea politica.
La seconda mozione, intitolata “Per un vero rinnovamento del PCI e della sinistra” fu sottoscritta da Ingrao e, tra gli altri, da Angius, Castellina, Chiarante e Tortorella. Il PCI, secondo i sostenitori di questa mozione, doveva sì rinnovarsi, nella politica e nella organizzazione, ma senza smarrire se stesso. Questa mozione uscì sconfitta ottenendo il 30% dei consensi.
La terza mozione, intitolata” Per una democrazia socialista in Europa” fu presentata dal gruppo di Cossutta. Costruita su un impianto profondamente ortodosso ottenne solo il 3% dei consensi.
Il XX Congresso, tenutosi a Rimini nel febbraio del 1991, fu l'ultimo del PCI. Le mozioni che si contrapposero a questo Congresso furono sempre tre, anche se con schieramenti leggermente diversi:
la mozione di Occhetto, D'Alema e molti altri dirigenti, “Per il Partito Democratico della Sinistra”, che ottenne il 67,46% dei voti eleggendo 848 delegati;
una mozione intermedia,” Per un moderno partito antagonista e riformatore”, capeggiata da Bassolino, che ottenne il 5,76% dei voti eleggendo 72 delegati;
la mozione contraria alla nascita del nuovo partito, Rifondazione comunista, nata dall'accorpamento delle mozioni di Ingrao e Cossutta, ottenne il 26,77% dei voti eleggendo 339 delegati, cioè meno rispetto alla somma dei voti delle due mozioni presentate al precedente Congresso.
Il 3 febbraio 1991, il PCI deliberò il proprio scioglimento, promuovendo contestualmente la costituzione del Partito Democratico della Sinistra (PDS) con 807 voti favorevoli, 75 contrari e 49 astenuti. Il cambiamento del nome intendeva sottolineare la differenziazione politica con il partito originario accentuando l'aspetto Democratico. Una novantina di delegati della mozione Rifondazione comunista non aderì alla nuova formazione e diede vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, che poi inglobò Democrazia Proletaria e altre formazioni comuniste minori assumendo la denominazione di Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
Il XX Congresso, tenutosi a Rimini nel febbraio del 1991, fu l'ultimo del PCI. Le mozioni che si contrapposero a questo Congresso furono sempre tre, anche se con schieramenti leggermente diversi:
la mozione di Occhetto, D'Alema e molti altri dirigenti, Per il Partito Democratico della Sinistra, che ottenne il 67,46% dei voti eleggendo 848 delegati.
una mozione intermedia, Per un moderno partito antagonista e riformatore, capeggiata da Bassolino, che ottenne il 5,76% dei voti eleggendo 72 delegati.
la mozione contraria alla nascita del nuovo partito, Rifondazione comunista, nata dall'accorpamento delle mozioni di Ingrao e Cossutta, ottenne il 26,77% dei voti eleggendo 339 delegati, cioè meno rispetto alla somma dei voti delle due mozioni presentate al precedente Congresso.
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