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30) Le elezioni politiche del 14 giugno 1987

La legislatura che si chiude con le elezioni anticipate del 14 giugno 1987 si era aperta dopo le elezioni del 1983 con il conferimento da parte di Pertini[1] dell’incarico di formare il governo a Bettino Craxi, segretario del P.S.I. Craxi sarà primo ministro per quasi tutta la legislatura, anche se a capo di due diversi governi[2]; gli ultimi mesi della legislatura vedranno un governo guidato dal democristiano Amintore Fanfani, con il compito di portare il paese alle elezioni.

Il P.S.I. trae vantaggio dall’esperienza governativa e passa dall’11,4 al 14,3% il miglior risultato della sua storia elettorale repubblicana. Il protagonismo politico del partito sembra finalmente conseguire quel riconoscimento elettorale che fino ad allora non era riuscito a raggiungere.

La D.C. guidata da Ciriaco De Mita avanza di poco e si attesta al 34,3%.

Il P.C.I. (26,6%) , dal giugno 1984 guidato da Alessandro Natta[3], subisce una pesante sconfitta, perdendo oltre 3 punti percentuali.[4] Si tratta del più grave saldo negativo della sua storia elettorale dopo quello del 1979 che però si confrontava con il successo per molti versi straordinario del 1976. Queste elezioni sono le ultime in cui sulla scheda elettorale compare lo storico simbolo del P.C.I. Nel 1991 diventerà P.d.S. (Partito Democratico della Sinistra) è subirà la scissione di Rifondazione Comunista.

Continua la crisi dei tre partiti laici (P.S.D.I. , P.R.I. e P.L.I.) schiacciati tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista e politicamente spiazzati.

Il Movimento sociale Italiano- Destra Nazionale (5,9%) che si era ripreso nelle elezioni del 1983 dopo due consecutive sconfitte, torna nuovamente a perdere (-1%). Risulta sconfitta la linea “del doppiopetto” perseguita da Almirante che puntava ad attrarre l’elettorato moderato della D.C. Dopo le elezioni, Giorgio Almirante si dimette in favore del suo delfino Gianfranco Fini.

Democrazia Proletaria (1,7%) guadagna un modesto + 0,2% e il Partito Radicale si conferma al 2,6%. Nel 1989 si scioglierà, assumendo la denominazione di Partito Radicale Transnazionale, deliberando di non partecipare a competizioni elettorali, affidandone l’incarico ad altri soggetti dell’area radicale.

Sulla scena politica nazionale si affacciano per la prima volta i Verdi che ottengono un buon successo (2,5%).[5]

Si riduce ulteriormente la polarizzazione intorno ai due maggiori partiti D.C. e P.C.I. che raccolgono meno del 70% dei voti. Si comincia a intravedere il tramonto di quel “bipartitismo imperfetto” attorno al quale aveva gravitato per quarant’anni la politica del nostro paese.

 

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[1] A cui succede nel 1985 Francesco Cossiga che rimarrà in carica fino al 1992

[2] Nel 1984 firma con il Cardinale Casaroli in nuovo Concordato con la Santa sede dopo quello del 1929 firmato tra Mussolini e il Cardinale Gasparri. Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghissime trattative, nel 1984, fondamentalmente per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione che portò al nuovo Concordato venne firmata a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio 1984. Il nuovo Concordato stabilì che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale IRPEF, attraverso il meccanismo noto come otto per mille e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l'approvazione del governo italiano.

[3] Dopo la prematura morte di Enrico Berlinguer l’11 giugno 1984 colpito da un ictus durante un comizio a Padova, viene eletto Segretario generale del partito Alessandro Natta il 26 giugno 1984.

[4] Nel 1984 alle elezioni europee sull’onda della emozione per la drammatica perdita in campagna elettorale di Enrico Berlinguer, il P.C.I. “sorpassa” la D.C.; risultato che si rivelerà non duraturo.

[5] La sensibilità ambientale entra prepotentemente nel dibattito pubblico anche a seguito del disastro di Cernobyl del 26 aprile 1986, quando a seguito dell’esplosione di uno dei reattori della centrale nucleare di Cernobyl in Unione Sovietica, si disperdono grandi quantità di materiale radioattivo che investono anche parte dell’Italia. Fu il più grave incidente nucleare della storia.

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