
23) Le elezioni politiche del 3 giugno 1979
Il triennio che intercorre tra le precedenti elezioni politiche e quelle, ancora una volta anticipate, del 3 giugno 1979 è caratterizzato dal processo di avvicinamento del P.C.I. all’area governativa, prima con la “non sfiducia” del luglio 1976 al monocolore D.C. guidato da Giulio Andreotti, poi con l’ingresso nella maggioranza nel marzo 1978 nel governo di “solidarietà nazionale” a seguito del rapimento di Aldo Moro.[1]
Dopo il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, il processo di avvicinamento del P.C.I. all’area di governo si interrompe. La successiva richiesta di una partecipazione organica al governo “contrattata, riconosciuta ed esplicita”, è tra le cause delle elezioni anticipate.
Alle elezioni il Partito Socialista, guidato dal 1976 da Craxi, si presenta per la prima volta con il simbolo del garofano che sostituisce la tradizionale falce e martello sul sole nascente. Il PSI si propone come “terza forza” sostanzialmente equidistante tra D.C. e P.C.I., che vive con travaglio l’esperienza della “solidarietà nazionale”. Il Partito “di lotta e di governo” si sente “in mezzo al guado” in un quadro di mutate condizioni politiche. Nelle elezioni amministrative parziali del 1978, la D.C., sull’onda dell’emozione per l’assassinio di Moro, avanza nettamente e il P.C.I. perde ben 4 punti percentuali rispetto al 1976. In queste elezioni, che vedono una partecipazione al voto del 90,6%, comincia a crescere l’astensionismo.[2] Il dato principale di queste elezioni è, per la prima volta dal 1948, il calo del P.C.I. (30,4%) , a fronte di una sostanziale tenuta della D.C. (38,3%) e di un risultato del P.S.I. fermo al 9,8% e al di sotto delle aspettative.
I tradizionali partiti laici alleati della D.C. (P.S.D.I. – P.R.I. – P.L.I.) non registrano variazioni di rilievo.
Il Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (5,3%) cala di 0,8 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche precedenti.
Alla fine del decennio segnato da forti movimenti sociali è deludente il risultato dell’estrema sinistra: il Partito di Unità Proletaria con l’1,4% e la Nuova Sinistra Unita con lo 0,8% non migliorano di molto il risultato che la formazione elettorale Democrazia Proletaria aveva conseguito tre anni prima. N.S.U. non elegge nessun deputato. Il P.d.U.P. ne ottiene sei.
Si segnala invece il successo del Partito Radicale che con il 3,4% dei voti raccoglie i frutti delle sue battaglie referendarie a difesa dei diritti civili ed elegge 18 deputati.
A Filattiera la D.C. (40,6%) conferma il risultato delle precedenti politiche del ’76, in un quadro di sostanziale invarianza dei risultati sia provinciali che nazionali.
Anche il P.C.I. (38,6%) consolida il dato del ’76, pur in presenza di un arretramento sia a livello provinciale (- 2%) che nazionale (- 4%)
I Socialisti pur confermando sostanzialmente il risultato provinciale e nazionale delle politiche precedenti, ottengono il 9,3%, tre punti in meno.
Migliora il risultato delle forze alla sinistra del P.C.I. ancorchè divise nelle due formazioni del P.d.U.P. (2,3%) e Nuova Sinistra Unita (0,9%) e del Partito Radicale (1,7%), in aumento sia a livello provinciale che regionale.
Stabili il P.S.D.I. (2%), P.R.I. (1,3%) e P.L.I. (0,4%).
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[1] Aldo Moro fu sequestrato il 16 marzo 1978 a Roma dalle Brigate Rosse; il suo corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio successivo in via Caetani, nel centro della Capitale, al termine di 55 giorni di prigionia.
[2] Anche se parte del calo è dovuto all’inserimento nelle liste elettorali degli italiani residenti all’estero.
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