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18) Le prime “elezioni politiche anticipate” del 7 maggio 1972.

Il 7 maggio 1972 si svolgono le prime elezioni politiche “anticipate” della storia repubblicana, in un clima di forte tensione sociale e di grande incertezza sui risultati. La partecipazione al voto cresce rispetto alle due precedenti elezioni politiche e si attesta al 93,2%. A Filattiera votano il 92,4% degli elettori.

Sono elezioni molto radicalizzate e dall’esito incerto, elezioni che molti osservatori paragonarono a quelle del 1948. Sono precedute dalla stagione del movimento studentesco esploso nel 1968 e dalle lotte operaie dell’ “autunno caldo” del 1969. E’ di quegli anni anche la c.d. “strategia della tensione”[1] culminata con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Nella borghesia settentrionale si fa strada il desiderio di “legge e ordine”. Sulla destra dello schieramento politico, si segnala il movimento dei “boia chi molla” di cui si impossessa sul piano politico il Movimento Sociale Italiano, che nel luglio 1970 guida la rivolta innescata dalla scelta di Catanzaro a sede dell’Assemblea regionale calabrese, che evidenzia i mali antichi e le contraddizioni del sud.

I poli di attrazione non sono la Democrazia cristiana e il Partito Comunista, ma le forze collocate alle due estremità dello schieramento politico. I movimenti politici che nascono in quegli anni, dal peso politico imprevedibile, non sono riconducibili ai partiti tradizionali, ed hanno nelle piazze e nelle manifestazioni l’unica occasione per contare ed essere contati. Il P.C.I. deve fare i conti con i dissidenti del “Manifesto” e con due liste alla sua sinistra: il Partito Comunista Marxista Leninista e il Movimento Politico dei Lavoratori che aspira a catturare i voti provenienti dal dissenso cattolico.

Nelle elezioni regionali del 1970 e nelle amministrative parziali del 1971, si registra un forte successo del Movimento Sociale Italiano guidato da Almirante.

Le formazioni della “Nuova Sinistra” frastagliate e divise registrano una dura sconfitta.

Nonostante l’elevata tensione politica e l’incertezza sull’esito elettorale, il responso delle urne non vedrà cambiamenti significativi rispetto alle elezioni precedenti.

A Filattiera la D.C. (43,5%) pur scendendo di otto punti rispetto alla regionali di due anni prima, migliora il suo risultato delle politiche precedenti del 1968. Il P.C.I. (31,8%) guadagna quasi 4 punti rispetto alle regionali e migliora il dato anche rispetto alle precedenti politiche. Migliorano i propri risultati sia il P.S.I. (7,6%) che il P.S.D.I. (3,6%) tornati autonomi. Cala il P.S.I.U.P. che si ferma al 6,5% perdendo quattro punti percentuali rispetto al 1970. Si conferma anche a Filattiera il buon risultato del M.S.I. che risale al 4,5% rispetto all’1,5 di due anni prima.

 

[1] strategia della tensione Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della strategia della tensione, sebbene alcuni studiosi ne retrodatino l’inizio alla strage di Portella della Ginestra (1947) o al cd. piano Solo del generale De Lorenzo (1964). La bomba di piazza Fontana costituì la risposta di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano. L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della strategia della tensione., la quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro.

da: Dizionario di Storia Treccani

 

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