
15) Le elezioni politiche del 19 maggio 1968
Nelle elezioni nazionali del 19 maggio 1968, la partecipazione al voto a livello nazionale rimane molto alta: votano il 92,8% degli italiani iscritti nelle liste elettorali, quasi tre punti percentuali in più rispetto a Filattiera dove vota un comunque ragguardevole 90% degli aventi diritto.
Queste elezioni sono il primo banco di prova della nuova linea politica del centro-sinistra. Nel dicembre 1963 era nato il primo governo organico di “centro-sinistra” presieduto da Aldo Moro e con Pietro Nenni vicepresidente, con un accordo programmatico tra DC, PSI, PSDI e PRI, che aveva messo fine al periodo del centrismo che aveva caratterizzato la fase della ricostruzione.
Le elezioni restituiscono un risultato diverso per i due partiti maggiori. La Democrazia Cristiana ottiene un lieve incremento dei voti (+ 0,8%) guadagnano il 39,1%, mentre i Socialisti registrano un risultato molto deludente. Nel 1966 PSI e PSDI, entrambi in area governativa, si riunificano sotto il nome di Partito Socialista Unificato con l’obiettivo di andare oltre il 20% (nelle elezioni del 1963 avevano ottenuto separatamente il 19,9%).
La conseguenza dell’entrata al governo dei Socialisti è, nel gennaio 1964, una scissione a sinistra con la formazione dello PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) guidato da Tullio Vecchietti che alle elezioni ottiene il 4,4%, mentre i Socialisti Unificati si fermano al 14,5%. Il risultato elettorale negativo porterà dopo pochi mesi i due partiti, a riprendere la rispettiva autonomia.
Il Partito Comunista Italiano con il 26,9% conferma la sua costante ascesa guadagnando un più 1,6% . Il 21 agosto 1964 era morto a Yalta in Crimea Palmiro Togliatti segretario politico del PCI. I suoi funerali, a cui partecipano oltre un milione di persone costituiscono la più grande manifestazione popolare dalla nascita della repubblica e testimoniano il forte radicamento sociale del Partito Comunista Italiano. A Togliatti succede Luigi Longo che non modifica la linea del partito.
Il Partito Repubblicano Italiano con il 2% cresce di 0,6 punti percentuali.
Cala il PLI dopo il brillante risultato del 1963 frutto della accanita opposizione all’apertura ai socialisti. Il MSI e i Monarchici ottengono il peggior risultato della loro storia repubblicana.
Il primo governo di “centro-sinistra” dura solo fino all’estate del 1964. Importanti sono le materie di contrasto. La Democrazia Cristiana è contraria alle Regioni, alla legge urbanistica e allo statuto dei lavoratori. La lunga crisi tra il primo e il secondo governo Moro si risolverà solo dopo l’assenso del PSI a un programma di governo indebolito e meno avanzato del precedente.[1] L’arrendevolezza dei due protagonisti principali che consente la formazione del secondo governo Moro, è stata spiegata da molti con l’esistenza di quello che verrà chiamato “Piano Solo”. Un progetto militare di emergenza, definibile anche come un tentativo di colpo di Stato, ideato dall'Arma dei Carabinieri con l'approvazione del Presidente della Repubblica Antonio Segni che minacciò di attuarlo, nell'estate del 1964, se non si fosse ridimensionato il programma di centro-sinistra del costituendo II governo Moro.[2]
Nell’anno delle elezioni ha inizio la contestazione studentesca, avviata in alcune università americane sulla spinta dei movimenti pacifisti che si oppongono alla guerra nel Vietnam e che vedrà la sua esplosione in Europa nel maggio francese. Le conseguenze di questi importanti cambiamenti si faranno sentire anche in Italia nelle successive elezioni del 1972.
A Filattiera sia la D.C. (42,6%) che il P.C.I. (30,3%) hanno risultati migliori di quelli provinciali e nazionali. La D.C. raccoglie oltre 10 punti in più del suo risultato provinciale. Significativo è il risultato dello P.S.I.U.P. che con il 12,3% quasi triplica il suo risultato nazionale; evidentemente conseguito ai danni del Partito Socialista Unificato che raggruppa il P.S.I. di Nenni e il P.S.D.I. di Saragat, che ottiene solo l’8,9% rispetto al 14,5% a livello nazionale.
Inferiore all’1% il risultato dei Repubblicani molto lontano dall’8,2% conseguito a livello provinciale, trainato dal risultato del Comune di Carrara.
Calano liberali, missini e monarchici, molto probabilmente a vantaggio della Democrazia cristiana.
[1] Nenni sulle pagine dell’Avanti scrive “La sola alternativa che si è delineata sarebbe stata un governo di destra […] nei cui confronti il ricordo del luglio 1960 sarebbe impallidito”
[2] Gianni Flamini, L'Italia dei colpi di Stato, Newton Compton Editori, Roma, pag. 84
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