
11) Le elezioni politiche del 25 maggio 1958
Anche in queste elezioni politiche la partecipazione al voto è molto alta: il 93,8%, la stessa percentuale del 1953, con tre Regioni: Emilia-Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige che superano il 96%.
Il sistema politico italiano è in una fase di transizione , dopo la fine del progetto centrista degasperiano. Un sistema che si regge su una “conventio ad escludendum” del P.C.I. dal governo del paese, conseguenza della guerra fredda tra Est e Ovest.
La Democrazia Cristiana, guidata da Fanfani che succede a De Gasperi morto nell’agosto del 1954, dopo una campagna elettorale improntata sulla “rivincita” dopo la sconfitta del 1953 aumenta i propri consensi del 2,3%, raggiungendo il 42,4% dei voti.
Il Partito Comunista Italiano, rimane stabile rispetto alle elezioni del 1953 e ottiene il 22,7%.
Il Partito Socialista Italiano con il 14,2% cresce del 1,5% .Nenni indica la prospettiva di uno spostamento dell’asse del governo a sinistra, con il coinvolgimento del P.S.I. nel governo.
I partiti laici minori rimangono stabili: P.S.D.I. 4,6%, P.R.I. 1,4%, P.L.I.3,5%. In calo i partiti di destra Movimento Sociale Italiano 4,8% e i monarchici divisi in due formazioni: Partito Monarchico Popolare, nato dalla scissione guidata da Achille Lauro, 2,6% e Partito Nazionale Monarchico guidato da Alfredo Covelli, 2,2% .
I fatti del 1956, con il rapporto Krusciov[1] e la repressione sovietica in Ungheria[2], producono effetti anche in Italia. I socialisti con Nenni dichiarano esaurita la collaborazione con il P.C.I. Prendono definitivamente le distanze dalle posizioni dei comunisti in politica interna e internazionale avviando un percorso che li porterà al governo del paese nel dicembre 1963, nel primo governo di Centro-Sinistra guidato da Aldo Moro.
A Filattiera si conferma la maggioranza politica della D.C. e dei suoi alleati di centro-destra. Stabile il Movimento Sociale Italiano intorno al 4%; i Monarchici divisi in due partiti ottengono il 3,9% molto più di P.S.D.I. (0,8%) e P.L.I. (0,6). Le conseguenze politiche dei fatti di Ungheria all’interno della sinistra si fanno sentire anche a Filattiera dove il P.S.I. (26,4%) cresce di oltre tre punti e il P.C.I. (20,6%) arretra di oltre un punto rispetto alle precedenti politiche del 1953.
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[1] Il 14 febbraio del 1956 il segretario del PCUS Nikita Krusciov apre i lavori del 20° congresso del PCUS. È il primo congresso del partito dopo la morte di Stalin avvenuta nel febbraio del 1953. Il 25 febbraio, verso il termine del congresso, Krusciov presenta il suo famoso rapporto segreto che denuncia una parte dei crimini di Stalin e condanna il suo culto della personalità.
[2] La Rivoluzione ungherese del 1956, nota anche come rivolta ungherese, fu una sollevazione armata di spirito anti sovietico scaturita nell'allora Ungheria socialista che durò dal 23 ottobre al 10 - 11 novembre 1956. Inizialmente contrastata dalla polizia segreta ungherese venne alla fine duramente repressa dall'intervento armato delle truppe sovietiche. Morirono circa 2.700 Ungheresi di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione, e 720 soldati sovietici. I feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (circa il 3% della popolazione dell'Ungheria) furono gli Ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente. La rivoluzione portò a una significativa caduta del sostegno alle idee del bolscevismo nelle nazioni occidentali.
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