
26) Referendum sull’interruzione della gravidanza 17 maggio 1981
Il 17 maggio 1981 si votò per cinque Referendum abogativi di cui 4 promossi dal Partito Radicale di cui era allora Segretario Francesco Rutelli :
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Ordine Pubblico per l’abrogazione della “legge Cossiga” in materia di antiterrorismo
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Per l’ abolizione della pena dell’Ergastolo
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Per l’abolizione delle norme sulla concessione di porto d’armi da fuoco
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Per l’abrogazione di tutti i procedimenti e i controlli, sull'interruzione volontaria della gravidanza consentita dalla legge 194 del 1978 ma ritenuta dai Radicali troppo restrittiva. In pratica il referendum promosso dai Radicali si proponeva di rendere più libero il ricorso all’interruzione della gravidanza rispetto a quanto già consentito dalla recente legge 194/1978.
Ed uno dal Movimento per la vita per l’ abrogazione di ogni circostanza giustificativa ed ogni modalità dell'interruzione volontaria della gravidanza, quali sono previste dalla legge 194 del 1978. Di segno opposto al quesito proposto dai Radicali.
I filattieresi, come gli italiani si pronunciarono in tutti i referendum per il mantenimento delle norme in vigore.
Per quanto ci occupa, sono interessanti i dati del Referendum “sull’ Aborto”.
Prima del 1978, in Italia, l'interruzione volontaria di gravidanza, in qualsiasi sua forma, era considerata un reato penale.
Nel 1975 il tema della regolamentazione dell'aborto riceveva l'attenzione dei mezzi di comunicazione, in particolare dopo l'arresto del segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, della segretaria del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (CISA) Adele Faccio e della militante radicale Emma Bonino, per aver praticato aborti, dopo essersi autodenunciati alle autorità di polizia.
Il CISA era un organismo fondato da Adele Faccio che con molte altre donne si proponeva di combattere la piaga dell'aborto clandestino, creando i primi consultori in Italia e organizzando dei «viaggi della speranza» verso le cliniche inglesi e olandesi, dove grazie a voli charter e a convenzioni contrattate dal CISA, era possibile per le donne avere interventi medici a prezzi contenuti e con i mezzi tecnologicamente più evoluti. Nel 1975 dopo un incontro prima con Marco Pannella e poi con Gianfranco Spadaccia il CISA si federava con il Partito radicale, e in poche settimane entrava in funzione l'ambulatorio di Firenze presso la sede del partito.
Il 5 febbraio 1975 una delegazione comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L'espresso, presentava alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli del codice penale, riguardanti i reati d'aborto su donna consenziente.
Cominciava in questo modo la raccolta firme. Il referendum era patrocinato dalla Lega XIII maggio e da L'Espresso, che lo promossero unitamente al Partito Radicale e al Movimento di liberazione della donna. Tra le forze aderenti figuravano Lotta continua, Avanguardia operaia e PdUP-Manifesto.
Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, il 15 aprile del 1976 con un Decreto del Presidente della Repubblica veniva fissato il giorno per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone il primo maggio fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere per evitare questo Referendum. Erano forti i timori dei partiti per le divisioni che poteva provocare una nuova consultazione popolare dopo l'esperienza del referendum sul divorzio dell'anno precedente.
Il bisogno di adeguare la normativa si è presentato al legislatore anche in seguito alla sentenza n.27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale. Con questa sentenza la Suprema Corte, pur ritenendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, consentiva il ricorso all’ interruzione volontaria della gravidanza per motivi molto gravi.
La legge italiana sulla interruzione volontaria della gravidanza è la Legge 22 maggio 1978, n.194 [1] con la quale sono venuti a cadere i reati previsti in precedenza dal codice penale. La legge garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e consente alla donna, nei casi previsti dalla legge di poter ricorrere all’ interruzione volontaria della gravidanza, gratuitamente in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione e tra il quarto e quinto mese per motivi di natura terapeutica.
Riportiamo di seguito i risultati di entrambe i Referendum, anche se quello politicamente più significativo è quello promosso dal Movimento per la vita di ispirazione cattolica e appoggiato dalla D.C. e dal M.S.I.-Destra Nazionale che avrebbe comportato, se avessero prevalso i SI, all’abrogazione, il ritorno alle pratiche abortive illegali e clandestine praticate prima della legge.
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A Filattiera votano al Referendum per l’abrogazione della legge sull’interruzione della gravidanza promosso dal Movimento per la vita il 76,2% degli elettori aventi diritto al voto (82,7% furono gli elettori al Referendum sul divorzio del 1974) , una percentuale più bassa sia rispetto al dato nazionale 79,43% (87,7% furono gli elettori nel referendum sul divorzio) che provinciale 89,29% (90,44% furono gli elettori nel referendum sul divorzio).
La scelte dei filattieresi sono di poco disallineate rispetto al dato nazionale: 65,84 % votano a favore del mantenimento della legge già in vigore, votando NO all’abrogazione, rispetto al 68% del dato nazionale. Il 34,16% è contrario alla legge che consente l’interruzione della gravidanza e vota SI all’ abrogazione, rispetto al 32% nazionale.
Più marcata è la differenza rispetto al dato provinciale, che registra una percentuale più alta di votanti (82,29%) e con una affermazione del NO (74,07%) più alta di oltre otto punti rispetto a Filattiera.
Dai dati del Referendum si rileva che anche a Filattiera, non tutti i tradizionali elettori dei partiti che si opponevano alla legge sulla interruzione della gravidanza (Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale) seguono le indicazioni di voto per il SI all’abrogazione della legge.
L’anno precedente la D.C. e il M.S.I. alle Regionali avevano ottenuto complessivamente 852 voti il 40,4% , rispetto ai 593 (34,16%) voti ottenuti dal SI nel Referendum per l’abrogazione della legge). Alle Comunali dello stesso anno 1980 la lista della D.C. (alleata con PSDI e PRI) ottiene 769 voti. E’ da rilevare anche la minore affluenza al voto referendario (76,2%) con 420 elettori che non votano.
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[1] Il 22 maggio 1978 il Parlamento approva la legge n. 194 sull’ aborto. Per il mese di giugno di quell’anno era stato fissato il referendum proposto dal Partito Radicale, mirante alla abrogazione delle norme del codice penale che sanzionavano l’interruzione volontaria della gravidanza.
La legge n. 194/1978 è approvata dalla Camera con 308 voti a favore e 275 contrari. Votano a favore il Pci, il Psi, il Psdi, gli Indipendenti di sinistra, il Pri e il Pli, i contrari sono Dc, Democrazia Nazionale, Msi, Südtiroler Volkspartei. Votano contro, anche se con motivazioni opposte, Democrazia Proletaria e il Partito Radicale che ritengono la legge insufficiente.
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